Pro Loco, le custodi dell’Human Life

Sembrerebbe scontato che il termine “evoluzione” sia sinonimo di miglioramento della qualità della vita, ma forse questa definizione non è poi così esatta. È indubbio che la tecnologia abbia contribuito ad uno sviluppo qualitativo dell’esistenza, ma come tutte le conquiste, occorrerebbe che si mantenesse quell’equilibrio sottile per permettere all’uomo di essere se stesso, pur vivendo all’interno di un sistema tecnologicamente organizzato denominato “società”.

Purtroppo questo equilibrio non è stato raggiunto, la tecnologia è diventata una specie di dittatura per l’uomo contemporaneo e, come sostiene Vittorino Andreoli, è fondato il rischio che l’human life si stia trasformando in una digital life. La vita è più di una semplice sommatoria di azioni, è più di un insieme di oggetti che materialmente si possono possedere… l’esperienza umana è anche mistero, fascinoso ed intrigante, è magia, gioia e sofferenza… è una lunga serie di domande le cui risposte possono non essere immediate e nemmeno così scontate… ed è normale che si creino paure ed angosce.

La tecnologia non aiuterà a trovare queste risposte, essa è uno strumento che non serve a capire l’uomo, semplicemente lo farà correre sempre di più, fino a non sapersi più fermare, fino a non riuscire più a porsi le domande di cui ha bisogno. Questa tecnologia ne ha cambiato i comportamenti, rendendolo sempre più insicuro e probabilmente sempre più violento. Una società che non si domandi più nulla, sperando di trovare le risposte nella tecnologia è una società che non pensa e quando muore il pensiero, muoiono le radici della civiltà. Non esiste altro metodo per affrontare gli enigmi dell’esistenza se non attraverso il confronto, complesso e faticoso, con gli altri esseri umani. Ma sembra che questa società non coltivi più l’incontro. Essa spesso organizza la socialità che è cosa diversa, basandola su regole ben precise che hanno un unico obiettivo: la realizzazione di un profitto. È difficile uscire da questa logica, bisogna andare controcorrente, ed io credo che quello che un individuo non riesce a fare da solo, lo possa fare un movimento. Mi riferisco al mondo sano del volontariato, dell’associazionismo sociale, quello che organizza, propone, sviluppa l’incontro, la coesione sociale, permette all’uomo di confrontarsi con i suoi simili senza vederli necessariamente come rivali nella perversa logica della competizione e del profitto.

È per questo che le Pro Loco, con i loro eventi, sono così importanti oggigiorno: esse creano le condizioni affinché l’uomo contemporaneo sempre più insicuro e poco considerato si riappropri della sua human life. Basta frequentare una qualsiasi sagra o festa, per assaporare una nuova brezza, che affonda le radici nella storia, nella civiltà, di cui le Pro loco sono le custodi, in un modo di vivere troppo frettolosamente messo nel ripostiglio insieme alle cose inutili. Io non credo che questa sia dietrologia o culto del passato, vuole essere solo una semplice analisi di chi crede che una società debba sempre mettere l’uomo al centro dei propri interessi. E, così facendo, permettergli di essere se stesso.

Giuliano Degiovanni
Presidente Regionale
Pro Loco del Piemonte